Il weekend dal 26 al 28 Giugno si è svolta a Milano Lean Startup Machine al quale ho avuto il piacere di partecipare come concorrente.

Una maratona di 3 giorni incentrata a capire le modalità di approccio Lean e Agile al Business.

A differenza di uno startup weekend o di un hackathon non si portano idee o progetti, ma si presenta un problema. E’ una differenza fondamentale, perchè “l’imprenditore non è colui che si innamora del suo progetto ma quello che si innamora del problema“.

Questa è la prima lezione che ho imparato prima di formare un gruppo con i miei compagni.

Dal caldo infernale fuori gli spazi di Copernico, all’aria condizionata a 18 gradi sparata sul collo, l problema che mi ha più interessato era quello degli sbalzi di temperatura. Probabilmente complice il fatto che ero appena stato colpito da un raffreddore di rara potenza, e quei 18 gradi li ho odiati davvero tanto.

Dopo aver ascoltato i pitch iniziali e formato le squadre ci viene presentato quello che diventerà il nostro migliore amico per le future 48 ore, la Javelin Board. Strumento indispensabile per capire esattamente su quali clienti concentrarsi, quali presupposti testare, creare gli MVP e segnare le lezioni imparate durante le sessioni di Get Out Of The Building.

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Queste sessioni sono la parte principale dell’evento perchè tronfi delle nostre idee e soluzioni (l’idea è giusta così com’è! sappiamo già cosa vogliono i clienti! se non piace è perchè non la capiscono!) saremo obbligati a validare le ipotesi andando a intervistare realmente il cliente tipo e verremo sicuramente smontati.

Partendo carichi delle nostre convinzioni ed essendo vicini alla stazione centrale, siamo corsi incontro ai pendolari di Trenitalia convinti che come noi avessero freddo durante un viaggio quando l’aria condizionata è accesa.

(utilizzando il metodo “personas” il nostro cliente tipo è stato Aieie Brazo, macchietta di Tre uomini e una Gamba)

Queste sono state le risposte:

  • No,in realtà io avevo caldo perchè l’aria condizionata non funzionava;
  • No vabbè, se ho freddo mi metto un maglioncino. Tanto se viaggio lo porto;
  • Durante il mio viaggio l’aria condizionata era ottima e non ho avuto problemi, solo qualche minuto di ritardo del treno;

Benissimo, come volevasi dimostrare. Smontati!

Niente paura, fa parte del gioco (anche se in realtà gioco non è). A questo punto si fa “Pivot“, ossia si ritorna all’idea iniziale cambiando alcuni parametri come il cliente o il problema perchè la nostra Assumption ha fatto crollare il castello.

Quindi si ritorna fuori (Get Out Of The Building) per intervistare altre persone e validare altre assunzioni (non ricordo il numero di quanti mi abbiano mandato a quel paese questo fine settimana. Ora so come si sente un centralinista della Telecom e gli porgo tutta la mia stima)

Questa volta con un MVP (minimum viable product), che non è un prototipo ma un servizio/prodotto creato nel minor tempo possibile che serve a validare se l’idea che hai avuto va bene o no.

L’ MVP è utile quando le risposte sono ” Che figata!!!” (detto con l’entusiasmo di Guido Meda quando Valentino taglia il traguardo),  oppure “Che è sta schifezza?” (detto con lo sguardo di Joe Bastianich dopo aver assaggiato un piatto di trofie con la nutella).

Se vi rispondono “ma, si, boh, forse se qualcuno me lo regalasse potrei pensare di usarlo” l’MVP non funziona, per il semplice fatto che non riuscite a sapere con certezza se siete sulla buona strada o meno.

Giusto per farvi capire quanto tempo a volte perdiamo per fare dei prototipi che poi non sappiano se verranno usati, nel nostro caso L’MVP era un’applicazione creata da altri, già in vendita e che faceva tutt’altro, ma che potevamo far vedere ai potenziali clienti per capire se potesse essere utile.

E poi di nuovo dentro, catalogare le lezioni imparate con i clienti (learning), modificare i parametri (Problem, Customer e Solution), definire un presupposto (Riskiest Assumption) e uscire a fare interviste!

Non sto a tediarvi sul risultato del progetto perchè ho scritto anche troppo, ma alla fine tutto questo via vai ci ha permesso di raccogliere 40 mail di potenziali early adopter, 6,60 € per la creazione del progetto(in 3 giorni) e di piazzarci al 2° posto.

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Ma la classifica importa ben poco. Quello che importa sono le lezioni imparate in così poco tempo, learn by doing, sbattendoci la faccia e capendo come migliorare.

E’ un percorso circolare: Build (Experiment) – Measure (Metrics) – Learn (Assumption)

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Accanto a noi avevamo dei mentori che ci hanno seguito con passione e pazienza, indispensabili per evitare di andare fuori strada ma senza mai indirizzarci troppo!

L’evento era anche pieno di talk interessanti sempre sulle metodologie Agile e Lean, e già per questo valeva il prezzo del biglietto.

Quando sono arrivato il venerdì sera non conoscevo nessuno ma posso dire che da questa esperienza mi porto a casa dei nuovi amici, dei mentori che continuerò a seguire nel mio percorso professionale e una palestra intensiva che mi ha formato come poche volte mi è capitato.

Non posso che consigliare a tutti di farlo, e magari di aiutarci a portare quest’evento a Reggio Emilia.

Grazie ai miei compagni di viaggio, agli organizzatori, ai mentori e a tutte le persone a cui abbiamo rotto le scatole vestiti da pagliacci con degli spruzzini in mano!!!


 

Nota dello scrittore:

Mi scuso con tutti i vari Scrum Master, Lean e Agile Guru se ho scritto delle inesattezze. Prendetelo come il mio MVP. Chiaramente mi farebbe molto piacere ricevere dei vostri feedback : )